Uno dei miei propositi consiste proprio nel (…) mostrare che il corpo, o meglio, gli atti corporei concentrati – il radunarsi, la gestualità, lo stare in piedi, tutto ciò che concorre alla costituzione dell’assemblea e che non può essere facilmente assimilato al linguaggio verbale – possono assurgere a principi di libertà e di uguaglianza. [Da L’alleanza dei corpi di Judith Butler]

 

Danae si affaccia alla città con un’immagine eloquente: un incontro di specie in un allaccio di corpi, un accenno di danza in un terso fondale marino. Desiderio e auspicio di armonia tra i viventi e tra i viventi e la natura, trovando la giusta distanza, non quella del metro o metro e mezzo, ma quella derivante dall’ascolto, dal rispetto degli spazi di ogni essere e presenza umana o non umana. Ed è da questa necessità di ripensare e rifondare le relazioni, da questo bisogno anche di tornare a danzare, che ci siamo messi in cammino.

Ci siamo inoltre riconosciuti nelle parole della Butler poste a esergo di questa introduzione al Festival, che ci hanno ispirato e sostenuto: l’importanza del raduno, dell’assemblea. Certo ci vorrà cautela e attenzione, si dovranno rispettare le regole dettate dal momento, ciononostante siamo convinti non solo che questo atto dello stare riuniti in un luogo abbia di per sé valore squisitamente politico, ma anche che la potenza dei corpi convocati per un rito comune resti inalterata.

In questi ultimi mesi siamo passati dallo sgomento a una sorta di paralisi, da un necessario e prolungato silenzio, al tentativo di attingere alle forze misteriose che ci aiutano a riprendere il movimento.

Nell’attuale scenario complesso e per molti versi inedito, ci è sembrato immediatamente evidente che non fosse possibile proporre un programma così come lo avevamo definito a gennaio, non solo per le difficoltà che si pongono in tale contesto, ma anche per una motivazione artistica, che ci ha spinti a interrogarci sul senso e la forma di quello che si andava a proporre.

Non è stato facile trovare una via, ma abbiamo comunque deciso di essere presenti per mantenere un contatto vivo con la città, con i nostri spettatori, con gli artisti, per rinnovare l’incontro, cioè per fare accadere il teatro. La XXII edizione di Danae Festival si svolge quindi come sempre tra spazi aperti e chiusi, dove trovarsi assieme anche solo per “stare” ognuno con il proprio corpo insieme agli altri, in un’”alleanza dei corpi” come rivendicazione dell’importanza della cultura e dell’esistere. Continuiamo a credere che l’arte possa aprire delle finestre nei muri, degli affacci su paesaggi non ancora pensati, magari sognati. Per questo proseguiamo a lavorare affinché le idee, l’immaginazione, il mistero trovino un loro spazio a Danae Festival.

 

La programmazione di questa edizione di Danae non rinuncia alle proprie caratteristiche, alla promozione dell’innovazione, al sostegno delle progettualità attraverso le residenze, alla presentazione di lavori a carattere multidisciplinare. Abbiamo ragionato con gli artisti che avevamo previsto a inizio anno e cercato di salvaguardare la presenza di molti di essi, dove possibile, concentrandoci su quelli italiani.

È stato interessante ascoltare come ognuno abbia cercato di confrontarsi con quanto sta accadendo, le perplessità, le rinunce, le scelte, i nuovi tentativi. In seguito alle varie riflessioni, alcuni hanno deciso di presentare lavori ex novo abbandonando o accantonando per il momento i progetti precedentemente programmati. Sarà quindi un’edizione molto coraggiosa per gli artisti e per noi, una lucina ardente nel buio.

Vogliamo ringraziare tutti gli artisti e le artiste, coloro che saranno presenti e coloro che non hanno potuto esserci, per la disponibilità e per aver cercato insieme a noi di mantenere la relazione e dare continuità a questo progetto di Festival. E infine un invito a tutti coloro che ci hanno seguito con fiducia e stima in questi anni di lavoro appassionato, e anche a coloro che vorranno seguirci proprio a partire da questo strano anno che ci interroga tutti/e ci invita più che mai a scelte responsabili, a cambi di paradigmi: rendiamo possibile l’assemblea, “l’alleanza dei corpi”, distanti più di quanto vorremmo, ma più che mai necessariamente presenti.


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