SAB 9 NOV ore 16.00 – DiDstudio/Fabbrica del Vapore

Alessandro Bedosti, Cinzia Delorenzi, Francesca Proia e Silvia Rampelli [IT]

LATERALE

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Dopo il successo nella scorsa edizione della nuova sezione dal titolo Laterale, continuiamo ad accogliere e stimolare interventi che non abbiano forma propriamente spettacolare. Laterale è il contesto nel quale invitiamo gli artisti a proporre dei materiali che sono invisibili rispetto al lavoro con cui solitamente si presentano, ma che sono spesso fondanti. Sono pensieri, ossessioni, punti di vista, modalità di lavoro e di creazione. Quest’anno fanno parte della sezione un gruppo di artisti che hanno scelto di lavorare in maniera appartata, quasi ai margini della scena, ricercatori e ricercatrici radicali.

Alessandro Bedosti ha collaborato con Abbondanza/Bertoni, Socìetas Raffaello Sanzio, Claudia Castellucci; Cinzia Delorenzi da vent’anni si forma nel campo di diverse pratiche somatiche con un personale approccio pedagogico; Francesca Proia il cui progetto di creazione è attraversato dallo yoga come filosofia; Silvia Rampelli, Premio UBU miglio re spettacolo di danza 2018, anima della compagnia Habillé d’eau, oltre che filosofa e arteterapeuta.

 Testimone d’eccezione, Attilio Scarpellini, giornalista, saggista e critico teatrale, offrirà una sua riflessione a chiusura della sezione.

durata 2 ore circa + talk
-50% per possessori DANCE CARD
posti limitati prenotazione consigliata


ore 16.00
L’ESPERIENZA INTERIORE
una lettura a cura di Francesca Proia
collaborazione artistica Danilo Conti
con la partecipazione di Margherita e Ivan Conti

Si tratta di condensare un discorso sulla mia necessità di isolare l’esperienza interiore come grado zero di un posizionarsi nel mondo che sia lucido.

Entrano in questione, per me, le potenze del desiderio alla base della mia nascita, il continuo sognare la realtà che mi circonda, la mediazione tra quest’ultima e il pensiero attraverso i diaframmi dell’arte e dello yoga, il confine tra domandare ed entità, e infine la volontà di guardare il più nitidamente possibile dentro le viscere del pensiero, ogni giorno ricominciando.

Francesca Proia, danzatrice e coreografa, collabora a lungo con il danzatore butoh Masaki Iwana e con il regista Romeo Castellucci. A partire dal 2003 elabora una serie di assoli danzati, con la collaborazione di Danilo Conti, attore, regista e autore. Assumendo di volta in volta concetti specifici e marginali della filosofia yoga, focalizzano il loro lavoro sulla natura del corpo sottile in rapporto a oggetti, spazio e percezione.
Interessata da sempre alle pratiche di rinnovamento percettivo, giovanissima si diploma insegnante di yoga. Tutto il suo lavoro è attraversato da un percorso di studio dello yoga che diviene una forma di ricerca poetica appoggiata sulle tecniche sottili.

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ore 16.30
È BELLO ANCHE NON ESSERCI

di Alessandro Bedosti

Lettura di un estratto dell’intervista all’autore pubblicata nel volume C. Tafuri, D. Beronio, Teatro Akropolis – Testimonianze ricerca azioni, vol. X, Genova, AkropolisLibri, 2019
voce e figura Maria Federica Gesù
video Pier Paolo Zimmermann

Leggi il testo completo

Alessandro Bedosti, attore, danzatore e performer, a partire dagli anni ’90 collabora con molti dei protagonisti della ricerca teatrale italiana ed europea (Michele Abbondanza, Antonella Bertoni, Monica Francia, Paola Bianchi, Socìetas Raffaello Sanzio, Claudia Castellucci). Negli ultimi anni si è dedicato alla creazione di brevi ritratti danzati in qualità di autore e danzatore (“Senza titolo” – 2009, “Quando vedremo un tuo ballo?” – 2010, “Per favore aprite le tende” – 2012, “Das Spiel” – 2014, “Vous êtes pléine de désespoir” con Teatro delle Moire – 2016).
Parallelamente alla sua professione artistica si dedica da molti anni all’insegnamento del teatro e della danza in scuole, università e corsi di formazione.

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ore 16.50
COURTESY OF
regia Silvia Rampelli
azione Franca Vorgnano, Alessandra Cristiani
video Roberto Carotenuto
produzione Habillé d’eau, Malta Festival Poznan 2013
con il sostegno del Teatro Palladium Roma
Durata 19’

Un’azione semplice.
Il corpo involontario si manifesta, rivelando un tempo trascendente, una questione ontologica.

La scena è il luogo concreto e predisposto per l’osservazione del presente: il dato si fa percezione, pensiero e il pensiero – per avervi ingresso – deve farsi sensorialità, fatto. E’ la messa in prova di una domanda che si dà in forma di presenza e durata. Il processuale costituirsi di ciò che diviene dato in scena – la pratica attuativa – manifesta l’ordine del tempo.

Courtesy of è stato prodotto su invito del Malta Festival di Poznan in Polonia, codiretto nel 2013 da Romeo Castellucci. Una camera riprende un esercizio attraversato una sola volta da due persone che si sono incontrate unicamente quella volta. Formulare un esercizio equivale a individuare una domanda, la cui risposta attua ciò che origina la domanda.

Silvia Rampelli – Habillé d’eau Laurea in Filosofia, docente del Master in Artiterapie, Sapienza Università di Roma, focalizza la riflessione sulla natura dell’atto, sulla scena come dispositivo percettivo. E’ attiva nella creazione con Habillé d’eau, in ambito teorico e formativo e conduce progetti in contesti di fragilità. E’ stata prodotta da La Biennale di Venezia e dal Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera. Numerosi sono i riconoscimenti e i testi critici pubblicati. Premio Ubu 2018 Migliore spettacolo di danza.

Habillé d’eau, compagnia fondata da Silvia Rampelli nel 2002, focalizza la riflessione sulla natura dell’atto, sulla scena come dispositivo percettivo, sul dato umano. Al progetto aderiscono Alessandra Cristiani, Gianni Staropoli, Eleonora Chiocchini. Prodotta, tra gli altri, dalla Biennale di Venezia e dal Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale di Pontedera è invitata nei maggiori festival italiani e in Francia, Bosnia, Stati Uniti, Polonia. Numerosi sono i riconoscimenti e i testi critici pubblicati. Nel 2018 ha ricevuto il Premio Ubu come Miglior spettacolo di danza con Euforia, ospite a Danae Festival 2018.

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ore 17.10
immagini Semira Belkhir, Filippo Michelangelo Ceredi, Cinzia Delorenzi, Flavia Mastrella, Attilio Nicoli Cristiani
montaggio Semira Belkhir, Cinzia Delorenzi
composizioni per voce e paesaggio sonoro Cinzia Delorenzi
Il costume del secondo video in acqua è di Elena Rossi
Si ringrazia per l’accompagnamento Simona Pezzano

Nell’arco degli ultimi sette anni mi sono spostata progressivamente dal mondo dello spettacolo per cercare di fare un po’ di vuoto, un passo di lato, allentare la presa.
Ma anche per approfondire delle esperienze e degli incontri che mi attraevano e che nel contempo mi aiutavano a ripararmi da incidenti e crisi di percorso. In questo tempo non dico di essere scomparsa, ho continuato ad agire senza quasi più destinare il fare artistico a un fine dimostrativo o produttivo.
Ho sentito l’esigenza di rifondarmi e di riformare la mia pratica nel quotidiano e nella natura, cercando attraverso gli strumenti del mio mestiere qualcosa che mi servisse a mantenermi viva e che potesse essere utile agli altri.
Sono stata tanto tempo in natura da sola, ma anche accompagnata dai gruppi e dalle persone ai quali trasmetto, con la necessità di immergere il corpo negli elementi e di fare un po’ di silenzio e di buio per ritrovare un posto dentro di me, insieme agli altri.
Ho sentito la necessità di ritrovare le condizioni per fare esperienza dell’interiorità, come conoscenza di sé e riconoscimento dell’altro, e riflettere e osservare il proprio rapporto con il tempo, con il silenzio, con il mistero in un’epoca in cui prevalgono esteriorità, tempo soggiogato dai ritmi della produzione, attrazione per l’immediato e una iperstimolazione di immagini e informazioni.
Cosa significa ritrovare le proprie immagini dall’interno a partire da esperienze sulla corporeità, da pratiche percettive e dall’ascolto? Quali altri spazi si aprono per l’umano attraverso l’esperienza del vivente?
Ho riconsegnato l’aspetto formativo ai suoi processi e ai suoi percorsi facendo in modo che le esperienze fossero fatte in un tempo più lungo. Ho continuato a creare diventando più esplorativa, registrando, componendo e cercando un dialogo con l’increato.
In questa occasione ho provato ad immaginare di rendere visibili i materiali registrati in questi anni. Materiali che sono nati senza l’intento di essere visti, ma come archivio, ispirazione, nutrimento del mio inconscio, apprendimento, registrati da me e da altri per me, compagni di viaggio di questa mia ricerca. Ciò che presento è una testimonianza fatta per immagini, composizioni vocali e registrazioni ambientali. Un viaggio dall’acqua alla foresta, passando per il deserto, mentre esploro negli elementi, insieme a immagini dei gruppi che ascoltano la natura o nel pieno di alcune pratiche.

Cinzia Delorenzi Artista, performer, formatrice
Da oltre vent’anni ricerca nel campo della danza, del corpo e dello studio di metodi somatici sviluppando una pratica ed un approccio pedagogico orientato verso il processo di trasformazione dell’artista e della persona. In parallelo alla storia professionale di danzatrice, interprete e coreografa, da alcuni anni sviluppa una ricerca artistica in natura in forma solitaria e attraverso ritiri formativi in piccole comunità avvalendosi di un approccio interdisciplinare aperto e nutrito dall’indagine artistica. Sviluppa il suo lavoro in siti d’acqua, in foresta, nel deserto ponendo il corpo come medium nel suo ambiente, in un processo di ri-connessione e trasformazione nell’ascolto del vivente. Centrale il tema della corporeità, dell’intersoggettività, della ricerca interiore, sviluppato attraverso pratiche percettive, esperienze attraverso il tocco e processi di creazione individuale e collettiva. Nel 2017 crea il progetto Rhizoma/Le Pratiche dell’Ascolto, percorso di formazione e ricerca artistica attraverso la pratica somatica in natura.

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