Questa è l’area stampa di Danae Festival, qui potrete trovare le informazioni generali e gli articoli di rassegna stampa più significativi dell’edizione in corso.

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TV

19.10.18_servizio di SAVE THE DATE – RAI 5 dedicato ai vent’anni di Danae Festival

RADIO
18.10.18_CULT – Radio Popolare
20.10.18_Piazza Verdi – Rai Radio Tre

STAMPA
Incroci ed esperimenti, anche radicali, sono i fattori attraverso i quali Danae Festival in due decenni ha regalato ai milanesi uno sguardo diverso con cui apprezzare i linguaggi della scena.
Daniela Zacconi, ViviMilano, Corriere della Sera_Vent’anni di ricerca_17.10.2018

Danza, coreografia, musica, arti visuali, una rassegna che guarda al femminile. Con quel po’ d’ambiguità e mutevolezza insita nella mezza stagione. L’autunno trasfigura e ricrea la natura, aggiungendovi un tocco dissacrante.
Vincenzo Sardelli, Krapp’s Last Post_Danae 2018, l’orgoglio dei vent’anni. Intervista ad Alessandra De Santis_17.10.2018

Danae, la fanciulla del mito fecondata da Zeus con una pioggia d’oro, è cresciuta. Compie vent’anni l’omonimo festival del Teatro delle Moire (…) che ha esplorato la nuova scena nei suoi molteplici linguaggi e ibridazioni tra sperimentazione e provocazione.
Valeria Crippa, Corriere della Sera_Tutti i linguaggi della danza_18.10.2018

Chi c’era, si ricorda le prime edizioni all’Out Off, quando ancora stava in via Dupré. Di quegli inizi underground, estrosi, anarchici, il festival “Danae” ha conservato lo spirito.
Sara Chiappori, TuttoMilano, la Repubblica_”Danae”esperienze fuori formato_18.10.2018

“In questi anni”, continuano i due direttori [ndr Alessandra De Santis e Attilio Nicoli Cristiani], “abbiamo esplorato e fatto conoscere alla città i nuovi linguaggi della scena, favorendo la creazione e la contaminazione tra le arti, cercando collaborazioni, coproduzioni italiane e straniere per agevolare la circuitazione e il sostegno dei protagonisti emergenti della scena, creando un progetto di residenza e collaborazione per gli artisti del territorio”.
Claudia Giraud, Artribune_20 anni di Danae Festival a Milano. Tra danza, teatro, suono, video, tutte le novità_19.10.2018

L’uomo che cammina è un itinerario urbano ed esistenziale seguendo a distanza un uomo sulla settantina, alto, magro, capelli e barba bianchi, uno zaino sulla spalla. Il progetto è un’ode alla lentezza, sulle tracce del nostro tempo e della bellezza attorno a noi, a volte sfuggente perché nascosta nel degrado, nelle intimità violate degli spazi e dell’anima.
Scarpe comode, impermeabile oppure ombrello in caso di pioggia, un paio di biglietti della metro: inizia così il nostro viaggio nelle viscere di una città. Usiamo come lente la curiosità per cogliere enigmi, contraddizioni, dettagli visivi e sonori d’ogni genere.
Vincenzo Sardelli, Krapp’s Last Post_Danae XX sulle tracce della Milano segreta_27.10.2018

Ispirata alla grafic novel di Jiro Taniguchi e con la regia di Leonardo Delogu e Valerio Sirna, l’opera ha per protagonista un uomo che attraversa a piedi la città in un viaggio per esplorare il con ne tra urbano e periferia. Nel suo percorso, l’uomo è seguito da un gruppo di spettatori che ne condividono il cammino, le sensazioni e il serrato corpo a corpo con il reale.
Affari Italiani_Quando la piscina diventa “Teatro”_30.10.2018

C’è un teatro che prende vita per poche ore. Emoziona, intrattiene, fa ragionare. Ma poi scompare veloce veloce. Neanche fosse una canzone che ascolti per radio. Poi ci sono pochi (pochissimi) lavori che invece rimangono impressi come tatuaggi. Sono lì, ogni tanto ti cade lo sguardo, non perdono colore, il ricordo è vivo come un’amicizia. Ecco, i percorsi di Danio Manfredini sono così: non si dimenticano.
Diego Vincenti, Il Giorno_”Al Presente”, un uomo e il suo doppio_01.11.2018

Al Presente è un autoritratto che l’autore dipinge sulla tela: una scena totalmente bianca in cui, in compagnia del suo doppio  immobile, Danio si muove, popolandola dei mille personaggi che abitano la sua mente. Un uomo doppio e diviso. Una parte è immobile, assente, passiva,  in balìa di ciò che accade nel mondo: un manichino. L’altra parte è inquieta, angosciata, attraversata da movimenti e pensieri incontrollabili, dalla memoria di cose e di persone passate, ma ancora presenti nella sua mente.
Modulazioni Temporali_“Al Presente” – L’inquietudine fuori dal tempo di Danio Manfredini_07.11.2018

La nudità dell’atto performativo. La forza del gesto come condivisione tra attore e spettatore, nel superamento di ruoli e schemi. A distinguere la XX edizione di Danae Festival è la purezza del contagio, l’istintività scevra da intellettualismi. Danae 2018 è caos demiurgico, attraversamento di generi e linguaggi. Filo conduttore è la capacità visionaria di una scena che non si riduce al palco, ma catapulta in una dimensione senza coordinate spaziotemporali. La centralità è nel corpo come infinita possibilità espressiva, latrice di una ricerca indefinita, senza pretendere di esaurire l’azione scenica in un gesto perentorio o univoco.
Vincenzo Sardelli, Krapp’s Last Post_Danae Festival: la centralità del corpo e lo sguardo dello spettatore_08.11.2018

Danae Festival spegne venti candeline all’insegna della sperimentazione: dichiaratamente privo di un lo conduttore, il festival propone una selezione di spettacoli dal linguaggio ibrido, che variano dalla performance del corpo a quella del suono, dalla danza alla recitazione, dando spazio ad artisti capaci di nutrire il desiderio di gusto, curiosità e bellezza insito in ogni spettatore.
Giada Vailati, Artribune_Un festival per chi non teme la sperimentazione. I vent’anni di Danae_11.11.2018

Al presente è uno spettacolo di vent’anni fa, non risente dell’età perché l’attore mette sé, la sua età, in ciò che fa, nel corpo e nel vivo c’è quello che ha vissuto e visto in questi vent’anni. Non si può spiegarlo del tutto ma è evidente dalla splendida e triste consapevolezza che non lascia mai l’interprete.
Elena Scolari, PAC_Il bianco del tempo e della follia: “Al presente” di Danio Manfredini_16.11.2018

Celeste appunti per natura di e con Raffaella Giordano è un assolo di quelli che restano a lungo nello sguardo e nel sentire dello spettatore.
Francesca Pedroni, il manifesto_Raffaella Giordano, <<la danza è un incontro d’amore>>_17.11.2017

Caro Tiziano,
scusa il ritardo con cui ti rispondo, ma in questi giorni la mia vita è risucchiata da una performance intitolata L’uomo che cammina, al termine della quale torno a casa tardi, stremato, dopo avere camminato per ore (…).
Antonio Moresco, il primo amore_Il rischio dell’invenzione_17.11.2018

Quando si parla di performance, portare in scena momenti particolari del proprio vissuto è un grande atto di coraggio: non solo per la generosità con la quale si dà in pasto alla platea un a are privato, ma anche perché, nel caso in cui il linguaggio usato non preveda una tecnica non accessibile a chiunque, la sindrome del “Lo potevo fare anche io!” è dietro l’angolo. Proprio partendo da qui Steven Cohen (Johannesburg, 1962), artista visivo e performer queer di origini ebraiche e sudafricane, è riuscito a scioccare il pubblico di Danae Festival ribaltando magistralmente il discorso.
Giada Vailati, Artribune_Il confine tra scandalo e innovazione. Intervista a Steven Cohen_18.11.2018

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